Volto e persona – Mc 12, 13-17

Volto e persona – Mc 12, 13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.


“Va dritto alla porta dell’umano. Aspetta che questa porta si apra. La porta dell’umano è il volto. Vedere faccia a faccia, da solo a solo, uno a uno. Nei campi di concentramento i nazisti proibivano ai deportati di guardarli negli occhi, sotto pena di morte immediata. Colui di cui non accolgo più il volto – e per accoglierlo bisogna che io lavi il mio volto da qualsiasi residuo di potenza – quello io lo svuoto della sua umanità e me ne svuoto io stesso”.

L’altro giorno mi sono imbattuto in un libro a me molto caro, “L’uomo che cammina”, di Bobin. Non lo dice mai esplicitamente, ma con ogni probabilità parla di Gesù. Quando, nel vangelo di oggi, gli dicono “tu non guardi in faccia nessuno” dentro di me qualcosa si ribella, ma non avevo mai capito cosa. Grazie a Bobin lo capisco un po’ di più.

E’ una bugia: Gesù è un grande maestro e un grande uomo proprio perché guarda in faccia tutti, o, meglio, ciascuno. E questo suo rispetto per la persona – la sua storia, la sua fatica, la sua gioia, il suo peccato – lo rende libero e capace di parlare a tutti di tutto. Con questo rispetto per la persona e per il suo cammino (quindi anche per i suoi valori e la strada che deve ancora fare) possiamo comprendere il rapporto Cesare-Dio: come cristiani possiamo/dobbiamo impegnarci perché anche le istituzioni possano davvero concorrere per il bene comune, perché tutti siamo chiamati al rispetto per la dignità dell’uomo.

Lo diceva già Dante, nell’ultimo canto del Paradiso, gettando lo sguardo all’interno della Trinità: “dentro da sé, del suo colore stesso, mi parve pinta de la nostra effige: per che ’l mio viso in lei tutto era messo”. Al centro di Dio sta il volto dell’uomo, il suo cuore è il volto dell’uomo che ho accanto.

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